Francia

Nel 2006 a Berlino, a vedere la finale contro l’Italia, c’era anche il presidente della Repubblica, Jacques Chirac il bello, che dei galletti era visto un po’ come cheerleader e mascotte per l’eccesso di esultanza manifestato alla vittoria del 1998. Ma gli anni passano e otto sono lunghi.
21 AGO 20
Immagine di Francia
Nel 2006 a Berlino, a vedere la finale contro l’Italia, c’era anche il presidente della Repubblica, Jacques Chirac il bello, che dei galletti era visto un po’ come cheerleader e mascotte per l’eccesso di esultanza manifestato alla vittoria del 1998. Ma gli anni passano e otto sono lunghi. La Francia del 2006 era paralizzata dal timore della liberalizzazione dei servizi in Europa, guardava gli idraulici polacchi o i dentisti ungheresi come una minaccia mortale: un paese ripiegato su se stesso, un leader azzoppato, una squadra di calcio con il più grande di tutti, Zidane, letteralmente fuori di testa. Un anno dopo entra all’Eliseo Nicolas Sarkozy, il giovane. Sembrava l’inizio di una nuova era, ma in tre anni, le gaffe, l’arroganza sua e dei suoi, il fiume di chiacchiere sulla sua vita amorosa e sentimentale hanno intaccato il prestigio presidenziale e fatto passare in secondo piano anche le poche cose buone fatte. Il paese che aveva votato per un cambiamento radicale, per ridurre il peso delle burocrazie e della fiscalità, rendere flessibile il mercato del lavoro, in modo da ritrovare una crescita spedita e costruire un’economia più aperta, è deluso: qualche mese fa la popolarità del presidente era al minimo storico, fatica a risalire e ci si chiede se potrà essere rieletto nel 2012. Il leader è di nuovo zoppo, il paese borbotta ancora e anche i galletti non stanno tanto bene.